Redirect verso il nuovo sito in corso ... buco anima
 Albero.gif (1869 byte)
 Senza titolo2.gif (42863 byte)

 

Home
Link
Contatti
Copyright SDP©2000

UN BUCO NELL'ANIMA

GUARIRE DALLA MALATTIA DROGA

ROBERTO BERTOLLI, FURIO RAVERA. INTERVISTA DI GUIDO VERGANI

buco.gif (13084 byte)


E’ difficile prendere atto che un figlio rischia di morire non perchè ha un cancro, ma perchè ha "in sè" il bisogno di sopprimersi. E’ ancora piu difficile penetrare il mistero di quell’avvitarsi nella droga, di quel rifiuto della vita che sbriciola qual-siasi speranza.

"Il mistero strazia piu della realtà" affermano gli autori di questo libro-intervista. " Allora bisogna martellarlo, ribadirlo a piu non posso che la droga è una malattia, per di più negata. Ma non è una leucemia, una di quelle malattie che razionalmente rientrano nelle batoste, nelle crudeltà del destino e di cui, seppur nell’abisso del dolore, e più facile farsi una ragione. La droga non si capisce . Un figlio che, via via, si uccide, che ha dentro questa malattia suicida, non sta nelle categone del dolore che la memoria storica della vita ci insegna. Per questo, nello spiegare a un genitore che cosa è capitato al suo ragazzo bisogna essere franchi, evitare le sfumature, perchè si renda conto che di malattia si tratta.

"Sono molti i fattori che provocano l’evento della droga, tra cui le responsabilità familiari, le eredità genetiche. Il tossicomane ha probabilmente ereditato una certa struttura del carattere o della psiche. Come si eredita un certo tipo di fegalo, pancreas, così si eredita anche un certo sistema nervoso. Poi, ecco la trama dei sentimenti, degli eventi, delle storie familiari che hanno, per così dire, con-cimato le fragilità, gli scompensi di quel tessuto psichico e caratteriale, di quella personalità. "Meglio la realtà che la favoletta di qualcosa che aleggia nell’aria, di un male della società. Meglio, perchè di fronte a un figlio che si sta uccidendo è spaventoso, e devastante non tentare di compren-dere tutte le cause, non capire perchè Paolo è eroi-nomane e il fratello Federico no, non interrogarsi. Solo interrogandosi, un genitore aiuta il figlio a strapparsi via dalla droga. Capire significa quasi sempre agire."

Oltre quattromila tossicomanie "’trattate" come il sintomo di una malattia dell’animo, di un disagio in profondo, e una fone percentuale di guarigioni che tengono nel tempo: questo è il bilancio profes-sionale di Roberto Bertolli e Furio Ravera che, psichiatri a indirizzo psicanalitico, dirigono, dopo averlo fondato nel 1984, il Crest (Centro per il recupero sociale dei tossicodipendenti). Un buco nell’anima è il racconto delle vittorie e delle sconfitte nel lavoro di terapeuti convinti che la droga debba avere la dignità, le cure, gli specialisti, le strutture, i finanziarnenti cui, almeno sulla carta, ha diritto ogni malattia.

Roberto Bertolli (Alessandria 1941) e Furio Ravera (La Spezia 1950), psichiatri e psicanalisti lavorano insieme dal 1980, dirigendo, presso la Casa di cura "Le Betulle" ad Appiano Gentile Como), il reparto specializzato nella diagnosi e terapia delle tossicomanie che Bertolli ha costitui-to a metà anni Settanta. Nel 1984 hanno fondato il Crest (Centro per il recupero sociale dei tossico-dipendenti) e nel 1992 la Società di studio per i disturbi della personalita, un’associazione no pro-fit. Bertolli è vicepresidente dell’Erit (Federa-zione europea operatori tossicodipendenze).

Guido Vergani (Milano 1935), giornalista, è stato inviato speciale della "Repubblica". Attualmente collabora alla "Stampa" e a "Panorama". Ha pubblicato Mesina (1968), ll delitto di piazzale Lotto (1973), Vestire i sogni (1981), Giovanotti, in camera (1995) e, in retrospettiva "Alleanza" con il padre Orio Vergani, Caro Coppi (l995).

Art Director: Federico Luci

Graphic Designer: Cristina Bazzoni

1’ Edizione agosto ·96