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Dott. Livia Pomodoro

Presidente Tribunale dei Minori Milano

Devo dire subito che ho avuto un privilegio in questi anni: il

privilegio di essere per circa tre anni lontana dal cosiddetto mondo

giovanili, e dall'osservazione del mondo giovanile, perché mi sono

occupata di altro. E solo da un anno sono tornata ad occuparmi di

giovani e di ragazzi la qualità di presidenti per il Tribunale dei

Minorenni.

Credo che sia stato un salutare bagno in altro, anche se

faticoso, e sotto alcuni aspetti non piacevole, quello che ho fatto

perché mi consente oggi di guardare con quel tanto di distacco in

più alla realtà giovanile e alla sua evoluzione.

In questo ultimo anno ho cercato di guardare questa realtà con

l'occhio di chi torna da un lungo viaggio, di chi deve ricomprendere

che cosa é cercare di rinvenire parametri nuovi e antichi, con i quali

misurarsi per operare positivamente.

Purtroppo, e anche con grande dispiacere, devo dire che non é

mutato un granché. Sono solo aumentati gli interessi degli studiosi

che, come entomologi, adesso studiano e guardano l'adolescenza. Il

prof. Andreoli ha ragione, sono tantissimi anni che ci incontriamo

appunto in queste compagnie di giro e man mano abbiamo visto

crescere la compagnia di giro, man mano abbiamo visto aumentare il

numero delle persone che si interessano a questi problemi che un

tempo erano lasciati esclusivamente a coloro che,

professionalmente e a vario titolo, si occupavano della materia.

Con il passare del tempo c'è stato dunque sempre più

interesse nell'osservazione, nello studio dell'età dell'adolescenza e

dell'età che giochiamo del malessere più che del disagio (considero

il malessere fisiologico non patologico ovviamente) e c'è stato un

affollarsi di indagini, diagnosi, prognosi, terapie.

Contemporaneamente é entrata di moda nel nostro linguaggio

la parola prevenzione: per ogni fenomeno negativo abbiamo detto

che abbiamo bisogno di prevenzione, poi nessuno sa che cos'è

questa prevenzione e quando si va ad individuare che cosa si deve

fare in materia di prevenzione, non si sa cosa fare. Non é neppure

chiaro concettualmente che cosa significhi la parola prevenzione.

Ciò ha giocato e gioca un suo ruolo negativo proprio

nell'approccio alle difficoltà dell'adolescenza.

Per tornare al tema, l'interesse per l'adolescenza credo abbia una serie di

componenti. Intanto la visione del mondo é divenuta sempre più

giovanilistica come indicano certi messaggi che ci vengono dal mondo

dei media, ad esempio la discoteca come città dei giovani.

Non condivido la positività di questa impostazione, la considero

giustamente produttiva di buoni effetti dal punto di vista commerciale,

ma mi domando se veramente una discoteca possa essere individuata come

la città dei giovani, luogo di esercizio di solidarietà e tolleranza.

I giovani che escono dalla discoteca all'alba sono quasi sempre carichi

di aggressività e forse nella città del futuro vorremmo vederla ridotta,

non aumentata questa aggressività.

Apprezzo molto la capacità dei titolari di discoteche di vendere il loro

prodotto, però dobbiamo stare attenti a non creare ulteriori illusioni

sovrastrutturali.

Individuare, dunque, la maschera immagine del ragazzo disadattato-deviante.

L'osservazione di questi ragazzi non é assolutamente mutata almeno da

quattro anni a questa parte e almeno per quanto riguarda il mio

osservatorio. E ciò anche ponendo attenzione ai sensori esterni alla nostra

attività quotidiana. Per quanto riguarda le statistiche dal Tribunale per i

Minorenni di Milano, quello che posso dire è che in relazione all'età,

individuata dalla legge tra i 14 e i 18 anni, la capacità "delinquenziale"

si dispiega in tutto l'arco di tempo considerato come imputabilità minorile

senza grandi distinzioni, anzi se l'età dell'adolescenza é diventata

precoce nel suo dispiegamento, é invece molto tardiva nel sua conclusione.

E' fenomeno che tutti conosciamo bene, quello dei ragazzi che non si

allontanano dal nucleo famigliare se non assai avanti nell'età adulta,

che non si assumono responsabilità più di quel tanto che in fondo la vita

sociale e famigliare impone e così via.

Emerge invece un fenomeno abbastanza preoccupante, allo stato non

classificato statisticamente. Si tratta di questo: vi sono ragazzi non

imputabili, al di sotto cioè dei 14 anni, che vengono segnalati per aver

commesso dei reati.

Questo significa appunto, che c'è una certa precocità di ingresso

nell'adolescenza, l'età di maggior malessere, l'età nella

quale si esprime di più l'esigenza di trasgressione. A questa fascia di

ragazzi non abbiamo attualmente un'attenzione sufficiente e potremmo

ritrovarci veramente in situazioni, come quelle che già in altri paesi si

stano verificando, di piccola e grande delinquenza minorile in età sempre

più basse.

Recentemente il prof. Andreoli ed io siamo stati interrogati sul problema

dei baby killer; concorde con il prof. Andreoli allorché osserva che se gli

adulti non sanno dare indicazioni di progettazione ai ragazzi é inevitabile

che questi ragazzi crescano in situazioni di così grande disagio da

delinquere. I ragazzi delle ultime generazioni crescono più velocemente,

stimolati come sono dal mondo esterno. Purtroppo essi apprendono quasi

sempre modelli negativi più che modelli di progettualità e di crescita.

Basterebbe a dimostrare ciò un recente caso di cronaca: ragazzi di 7-8 anni

che riescono a mettere in piedi un'estorsione sia pure di 50 milioni,

facendosi portare i soldi presso la scuola: é accaduto in una città vicino

a Milano.

Questi ragazzi hanno progettato e posto in essere attività proprie della

commissione di un reato complesso e raffinato. Immagino che nessuno di noi

sia in grado di pensare e organizzare un'estorsione, telefonando al

titolare di una ditta che si occupa di carico e scarico di farina, e,

affermando di avere visto scaricare cocaina o eroina, chiedendo il

pagamento del silenzio. La storia così raccontata potrebbe indurre al

sorriso, dal momento che dimostra l'intelligenza dei ragazzi e la loro

capacità di organizzazione.

Ma dimostra anche la loro capacità di comprensione di certi messaggi:

messaggi assolutamente negativi vissuti come virtuosi. Comunque, per

tornare ai nostri giovani e alle maschere del nostro teatrino, direi che

abbiamo una situazione abbastanza cristallizzata: i ragazzi che commettono

reati sul patrimonio sono sempre un certo numero, ma vengono denunciati

sempre meno: inoltre, soprattutto per quanto riguarda i furti di

autovetture e di accessori delle autovetture, le denunce sono di gran lunga

inferiori ai furti realmente accaduti, perché ormai i cittadini denunciano

solo per ottenere il risarcimento, ove possibile, dalle assicurazioni.

Bisogna anche dire che tra i reati che colpiscono l'opinione pubblica

c'è quel fenomeno che si chiama "d'innalzamento della soglia dell'illecito",

per cui non vengono considerati come trasgressioni dallo stesso soggetto

che ha subito il furto e quindi non vengono più denunciati: questo vale

soprattutto per i ragazzi italiani. I nomadi e gli extracomunitari

commettono prevalentemente reati di furto in appartamento e spaccio di

sostanze stupefacenti al livello più basso. Un fenomeno, almeno più

frequente in Lombardia, molto preoccupante, é che mentre vi é una

visibilità del reato commesso dall'extracomunitario o dal nomade o comunque

da colui che é diverso, diventa sempre più invisibile il comportamento

trasgressivo e l'accertamento dei reati commessi da ragazzi italiani, salvo

che in casi particolari e più gravi. Per esempio, per quanto riguarda

lo spaccio delle sostanze stupefacenti, mentre i dati danno il fenomeno

in regresso, alcuni elementi delle stesse risultano interessanti;

il ruolo più basso normalmente viene affidato agli extracomunitari,

ragazzi disperati, senza famiglia, che hanno bisogno di mantenersi, che

hanno bisogno di tutto e che quindi finiscono con l'essere disponibili a

compiere le piccole attività di smercio al minuto.

Nella maggior parte dei casi non sono tossicodipendenti, e con il piccolo

spaccio riescono a procurarsi i mezzi di sostentamento;

anche quando vengono presi e condotti in carcere per loro é difficile

fare dei programmi, perché poi ritorneranno o nella clandestinità

oppure dovranno essere espulsi. Diversa, come si é detto, appare la

situazione per quanto riguarda i ragazzi italiani. A fronte di una

diminuzione di comportamenti illeciti legati in prevalenza al piccolo

spaccio di sostanze stupefacenti, ci sono segnali negativi

estremamente preoccupanti.

Da un lato la non visibilità del fenomeno criminale impedisce di

individuare la maschera su cui appuntare la nostra attenzione,

dall'altro quando essa si svela si tratta di situazioni particolarmente

gravi. Infatti é sempre meno infrequente avere notizia di ragazzi

inseriti nello spaccio di grandi quantità di sostanze stupefacenti. Non

si tratta, come pure qualche volta si ritiene, di minori

strumentalizzati, ma di ragazzi inseriti a pieno titolo all'interno di un

sistema criminale.

Questi ragazzi non sono tutti denunciati, anzi più frequentemente

rappresentano un numero oscuro. Perché? Intanto perché l'organizzazione

criminale organizza le cose in modo tale che siano protetti i propri

affiliati, in secondo luogo perché il sistema dell'omertà gioca nel senso

che nel momento in cui il ragazzo viene preso non denuncia la sua

appartenenza al gruppo criminale e non denuncia nessuno ovviamente;

infine l'organizzazione criminale lo sostituisce immediatamente, avendo

a disposizione un vero e proprio "vivaio". Le notizie sul fenomeno

provengono dalle fonti più varie, ma se non si sostanziano in denunce

di reati specifici, resta un fenomeno opaco e molto più preoccupante

perché indica un sistema di organizzazione rispetto al quale non siamo

né preparati né sufficientemente attenti. Perché non siamo attenti?

Non perché non vogliamo essere attenti, non perché le forze dell'ordine,

che invece lavorano molto bene soprattutto con i ragazzi, non siano

attente, ma anche perché l'organizzazione complessiva della repressione

del reato si indirizza necessariamente verso le situazioni più fastidiose

per l'opinione pubblica, soddisfacendo così il suo diritto alla difesa

sociale.

ll drogato, il piccolo spacciatore all'angolo della strada, il

trasgressore sull'autobus, il piccolo rapinatore, il piccolo scippatore,

rappresentano il fastidio, il disagio, il malessere quotidiano che noi

vogliamo vedere ridotto o eliminato, e quindi siamo noi stessi a

chiedere un rafforzamento di intervento in quella direzione.

Rimane così questa fascia di opacità, che riguarda appunto i

ragazzi più in pericolo, quelli cioè inserite nel"sistema criminale".

Ancora recentemente si é sviluppata una discussione

sull'eventuale abbassamento dell'età imputabile dei minori,

preoccupati appunto dell'età sempre più giovane dei detenuti e del

tipo di reati denunciati o accertati.

Infine, per quanto riguarda i reati più gravi, omicidi o tentati

omicidi, direi che siamo nella fisiologia.

Poiché la competenza del Tribunale per i Minorenni di Milano é

molto vasta e si estende su circa 7 milioni di abitanti, non é

pensabile che non ci siano episodi di violenza anche gravi come gli

omicidi e i tentati omicidi.

Ed é da aggiungere che non di rado si tratta di reati con

connotazioni psicologiche più chiare di quelli meno gravi.

Per concludere questa descrizione delle situazioni che

riguardano i ragazzi, va solo aggiunto che abbiamo soltanto qualche

indicatore di minori appartenenti a grandi gruppi criminali: mi

riferisco alla mafia, alla "ndragheta ecc. In alcune zone di Milano é

emerso da operazioni di polizia che vi sono ragazzi reclutati

nell'organizzazione prevalentemente appartenenti a famiglie già

malavitose, ma anche qui la visibilità della presenza dei ragazzi é

difficile da rinvenire e il loro ruolo delinquenziale non é così evidente

come pure spesso si dice.

Qual'é a questo punto la maschera del ragazzo deviante?

Intanto c'è una caratteristica molto brutta, ed é quella del non

rispetto dalla persona, reati commessi dai ragazzi con l'uso della

violenza. Mi riferisco alle rapine, agli scippi, ma anche ai conflitti

personali tra ragazzi. D'altra parte questo elemento della mancanza

di rispetto della persona emerge anche nei comportamenti

autolesionistici dei ragazzi: cioè la persona in quanto valore

fondamentale, in quanto valore massimo dalla umanità é purtroppo

un valore che non sta' in cima ai pensieri del ragazzo, anzi, ha una

valenza a volte limitatissima proprio in relazione al comportamento

trasgressivo o addirittura criminale.

Per quanto riguarda altri reati specifici c'è poco da aggiungere

sul modo di essere dei ragazzi.

Quello che posso aggiungere vale non tanto in relazione ai

reati quanto in relazione al gran numero di ragazzi che passano

attraverso il tribunale per i minorenni e che non sono attinti da

procedimenti penali, ma entrano per esempio nel circuito dei

procedimenti rieducativi e più genericamente civili. Sta aumentando

considerevolmente il numero dei ragazzi per i quali le stesse

famiglie chiedono la misura rieducativa, cioè la misura

amministrativa dell'eventuale allontanamento del ragazzo della

famiglia e l'invio presso comunità che li aiutino, ristabilendo per loro

regole accettate e condivise.

Vi é poi un allarmante aumento di malattie psichiche dei

giovani: ciò é molto preoccupante soprattutto perché non abbiamo

né mezzi, né strutture, né possibilità di intervento efficaci per questi

ragazzi. Vi é in fondo una grande necessità di interventi cosiddetti

"preventivi", cioè di indirizzo dei ragazzi verso soluzioni per loro

positive, e di aiuto, non solo terapeutico, ma di aiuto alla crescita.

Sono assolutamente d'accordo con il professor Andreoli,

allorché afferma che non tutto si può riportare alla terapia, anzi

questo é un errore fondamentale dal quale bisogna guardarsi; ci

sono situazioni nelle quali è assolutamente indispensabile la terapia,

ma più spesso i ragazzi hanno bisogno di essere aiutati a crescere

in maniera corretta e non sono assolutamente d'accordo con chi

pensa che questo debba essere compito esclusivo di istituzioni

rigide, come quella da me presieduta.

L'aiuto alla crescita dei ragazzi deve aver delle agenzie dove

questo sia possibile, nella fisiologia e non nella patologia e per

quanto riguarda i nostri ragazzi questo é un problema che si pane

molto frequentemente: ci sono ragazzi che passano attraverso il

Tribunale per i minorenni ma che non avrebbero bisogna del

Tribunale per i minorenni.

Ci sono dei ragazzi ai quali é mancato ogni tipo di aiuto ad una

crescita armonica questo direi che é la grande colpa del mondo

degli adulti (del resto non é un grande senso di colpa il desiderio

che in tanti abbiamo di occuparci dei problemi dell'adolescenza e dei

ragazzi?).

I ragazzi hanno bisogno di crescere in ambenti adeguati, non

frustranti, a cominciare dalla scuola, e dalla famiglia e ancora dalle

agenzie più genericamente educative e del tempo libero.

Per fare un esempio relativo al messaggio televisivo, comincio

a pensare che non é tanto il messaggio mediologico che fa

esplodere certe situazioni di violenza, ma é il messaggio quotidiano

che noi adulti forniamo e trasmettiamo ai nostri ragazzi che é

sbagliato e fuorviante.

ll ragazzino che commette un atto di violenza nei confronti di

un compagno per esempio, commette certo un reato anche perché

sviluppa naturali pulsioni violente, essendo giovane, ma quel

ragazzino nel suo quotidiano che tipo di insegnamento riceve, che

insegnamento ad essere uomo ha ricevuto? Sarà un tipo di

insegnamento rispettoso che gli proviene dai suoi stessi genitori,

dalla scuola, dai luoghi delle agenzie del tempo libero, o sarà un

insegnamento irrispettoso? Se ci si guarda in giro gli insegnamenti

che vengono dati sono prevalentemente irrispettosi. Allora é proprio

vero che la televisione é cattiva, che sono i programmi violenti che

spingono alla violenza? Alcuni programmi sono innanzitutto brutti,

sono innanzitutto modesti dal punto di vista dello spettacolo, ma

perché dobbiamo continuare a dire che é tutta colpa dei media?

E'colpa nostra, i media sono la nostra immagine, sono quello

che siano noi, quello che noi trasmettiamo, e se noi abbiamo un

cattivo giornalismo su questi problemi, se noi abbiamo una cattiva

televisione é perché noi che ci riflettiamo in questa realtà siamo

così; sono malto preoccupata dal fatto che si continui sempre a

rinviare ad altri l'esigenza di essere più buoni, più responsabili, più

accattivanti, di dare un messaggio positivo. Fermiamoci un attimo a

riflettere: pensiamo che sia un messaggio positivo quello del padre

che bestemmia in macchina se qualcuno lo sorpassa, o magari dice

ad alta voce che compirebbe atti di violenza nei confronti

dell'automobilista che lo ha preceduto? Il figlio ha introitato quel

messaggio. Si pensi ai tanti agi di cui godono i giovani. Oggi é

difficile che i ragazzi non abbiano tante cose, ma il mondo degli

adulti é tale per cui possedere é come esistere e ciò deve essere

realizzato ad ogni costo. E' questo un messaggio positivo per i nostri

figli? Quando abbiamo a che fare con famiglie nelle quali ci sono

situazioni di malessere, dapprima dobbiamo cercare di individuare

come aiutare quelle famiglie ad esprimere messaggi positivi,

sapendo bene già quali essi siano.

Se c'è confusione nel mondo degli adulti, che cosa possono

esprimere i ragazzi, gli adolescenti soprattutto, che tra l'altro

passano da un mondo dell'infanzia, in qualche modo protetto,

quando non é crudele o violante della loro personalità, ad una

situazione in cui é forte l'identificazione con l'adulto, che il più delle

volte é a sua vola incapace di rassicurarli, di fare crescere le loro

potenzialità. Un esempio ancora: tutti ricordiamo quanto i ragazzi

amavano in passato occuparsi dell'ambiente e della natura. Se ci

pensiamo bene oggi ci sono ancora queste iniziative ma l'intervento

e l'interesse dei ragazzi é di gran lunga diminuito. Ci si può

rispondere che ciò accade perché i ragazzi sono nella stagione in

cui si é discontinui., ma vi é anche un'altra chiave di lettura: anche

su questo tema, che é il tema del loro futuro, li abbiamo delusi.

Bisogna essere ben consapevoli che la situazioni di malessere

dei ragazzi, fisiologica o patologica, é la nostra stessa situazione di

malessere. Per fare allora una qualsiasi vera "prevenzione"

dobbiamo, più che creare l'ennesimo osservatorio di turno,

individuare laboratori propositivi che, individuando e risolvendo le

situazioni di malessere degli adulti, propongano ai giovani codici

positivi di comportamento.